27/02/17

Insieme raccontiamo #18


Salva all’ultimo minuto, posto finalmente il racconto dell’iniziativa di Patricia Moll, Insieme raccontiamo #18.
Via, senza indugiare, con l’incipit di Patricia in corsivo e il mio finale di seguito

Battisti nelle cuffiette cantava “c’è un treno che parte alle 7,40...”
Forse non erano proprio le 7,40 però il treno era lì, fermo come un cannibale vorace pronto a inghiottire chiunque gli si avvicinasse troppo. Pauroso, eppure invitante.
Doveva smettere di guardarlo e prendere una decisione. Salire o no?
Una voce imperiosa gridò che le porte del treno stavano per chiudersi e Rachele fu colta da un brivido inaspettato.
Parlava bene il tedesco, dal momento che aveva studiato lingue, eppure c’era qualcosa in quell’insieme di sillabe dure messe una in coda all’altra che la inquietava.
A dire il vero tutto nei tedeschi la inquietava.
Eppure quel viaggio doveva farlo, lo aveva promesso a sua nonna Sara prima che il tumore al seno la portasse via, qualche anno dopo la perdita di nonno Giorgio.
Salì sul treno e in poco tempo trovò il suo posto, carrozza 1 sedile 12 B.
Anche sua nonna era salita su un treno, quando era ancora una ragazzina, e non certo un treno pulito e luminoso come quello in cui sedeva lei.
Eppure la destinazione era la stessa: Dachau, vicino alla città di Monaco che il treno si stava lasciando alle spalle.
Sarah aprì lo zainetto che aveva portato con sé e prese il diario di sua nonna.
Lo aprì alla prima pagina, dove attaccata con un pezzetto di nastro adesivo faceva bella mostra di sé una fotografia ingiallita dal tempo che ritraeva nonna Sara e la sua famiglia: i suoi genitori, Lia e Beniamino, e i suoi fratelli Giuseppe, Guido e infine la piccola Maria.
Di loro non era sopravvissuto nessuno, se non Sara.
Rachele sospirò, cominciando a leggere il diario.
Mentre il treno si dirigeva silenzioso verso Dachau, pensò che era finalmente giunto il momento di fare i conti con il passato per onorare sua nonna e tutte le duecentomila vittime che avevano trovato la morte in quel posto orribile.
Il suo viaggio della memoria era appena cominciato.



6 commenti:

Mariella ha detto...

Molto toccante Francesca, bravissima. Io sono stata ad Auschwitz e Birkenau un anno fa, ed è un'esperienza indimenticabile.

Francesca A. Vanni ha detto...

Grazie Mariella, sono contenta che tu abbia apprezzato questo racconto.
Io vorrei andare in visita in uno di questi luoghi della memoria, e spero di riuscirci presto.
Un abbraccio, Franny

Mirtillo14 ha detto...

Molto brava ! Io non sono mai stata in visita ad un campo di concentramento e non vorrei neanche andare, il pensiero dei crimini commessi in quei luoghi mi fa star male anche solo a pensarci. Un saluto

Marina Zanotta ha detto...

Mi colpisce molto il fatto che tanti hanno pensato proprio a quel maledetto treno, evocando in un modo o nell'altro quel tragico e triste periodo.
Il tuo finale è comunque scritto molto bene.
Un caro saluto
Marina

Francesca A. Vanni ha detto...

A me fa piacere sapere che tanta gente, come me, ha pensato alla Shoah. È il segno che stiamo perpetrando la memoria ed è un bene, così eviteremo che una tragedia simile si ripeta.
Grazie per il complimento :-)
Un abbraccio grande, Franny

Francesca A. Vanni ha detto...

Io non ci sono stata per motivi di salute, ma ho visitato Risiera San Sabba (un campo che "ospitava" ebrei e prigionieri prima del trasferimento nei lager) ed è stato devastante.
Appena potrò andrò ad Auschwitz o Mauthausen perché voglio vedere coi miei occhi di cosa l'uomo è capace: penso sia un nostro dovere sapere e parlare.
Un saluto, Franny